Onicofagia

Cos’è l’onicofagia

L’onicofagia consiste nell’abitudine di rosicchiarsi continuamente le unghie e, nei casi più gravi, anche le pellicine e le cuticole (sottili ispessimenti della cute presenti sulla radice delle unghie). Tale disturbo rappresenta uno sfogo eseguito inconsciamente come risposta alla forte tensione interna e si verifica in periodi di nervosismo, noia e stress.

Sintomi dell’onicofagia

L’onicofagia si manifesta con dolore, sanguinamento e arrossamento del letto ungueale e porta al danneggiamento non solo dell’eponichio (epitelio che ricopre la radice dell’unghia e che sporge per un tratto sul vallo ungueale), ma anche della cuticola (porzione di pelle che si trova alla base e ai lati dell’unghia).

Cause dell’onicofagia

L’onicofagia esprime un disagio di tipo emotivo e può rappresentare un sintomo di ansia, ma anche di disagio interiore profondo. In ambito psichiatrico tale fenomeno viene classificato come disturbo del controllo degli impulsi o disturbo ossessivo compulsivo. Si tratta di patologie caratterizzate da pensieri insistenti e da comportamenti ripetitivi o azioni mentali (compulsioni) che hanno lo scopo di alleviare temporaneamente il disagio provocato dai pensieri ossessivi.

I principali fattori in grado di scatenare l’onicofagia sono i seguenti.

  • Ansia e stress. L’onicofagia viene utilizzata inconsapevolmente dall’individuo come una strategia per alleviare le tensioni. Questo comportamento reiterato nel tempo può sfociare in uno schema comportamentale ripetitivo e fisso con il quale il soggetto dà sfogo alle proprie frustrazioni.
  • Autolesionismo. Il rosicchiarsi continuamente le unghie è anche una pulsione aggressiva per incanalare la rabbia e le frustrazioni rivolgendole verso di sé piuttosto che all’esterno.
  • Noia. Per chi soffre di onicofagia può essere estremamente difficile controllare lo stimolo a mangiarsi le unghie durante i momenti di inattività.

Onicofagia grave

L’abitudine di mangiarsi le unghie fa male all’organismo in vari modi. Nei casi più gravi si manifestano problemi ad organi e apparati non connessi alle sole unghie o dita della mano.

L’onicofagia infatti può portare a lesioni gengivali, usura degli incisivi, riassorbimento radicolare apicale e malocclusione dei denti anteriori, oltre a facilitare la diffusione di infezioni alla bocca.

Non solo l’onicofagia provoca patologie dentali e dei tessuti parodontali, ma anche conseguenze negative a carico dell’apparato digerente: l’ingestione ripetuta dei residui ungueali è infatti in grado di provocare disturbi allo stomaco.

Senza contare che il persistere del disturbo può arrivare ad interferire con la normale crescita delle unghie e comportare gravi deformazioni delle dita.

Onicofagia ricostruzione

Con la ricostruzione si possono aiutare pazienti che non mostrano volentieri una mano deturpata dall’onicofagia, espressione sovente di un disagio interiore profondo.
Si può ricorre alla tip, cioè l’allungamento con protesi fatta di materiale plastico.
Nel processo di ricostruzione a volte si ricorre al gel, una tecnica particolarmente veloce che rende più resistenti le unghie e che viene impiegata anche dopo il processo di allungamento ottenuto con la tip.

Trattamento e rimedi consigliati

La terapia locale, come l’applicazione di rimedi topici, la ricostruzione delle unghie o una manicure frequente, è indicata nei casi più lievi dove si può prevenire un danno a carico dell’unghia e che richiedono cure anche dermatologiche. Il suggerimento è l’uso di smalti sgradevoli al gusto.

Avere cura delle proprie unghie (uso di smalto e regolari manicure) può limitare il disturbo, mentre applicare unghie artificiali (trattamento di ricostruzione delle unghie) protegge la crescita di quelle naturali.

Per i casi più gravi, il trattamento deve comportare la rimozione dei fattori emotivi che inducono l’abitudine a mangiarsi le unghie. Iniziare a praticare una costante attività sportiva può contribuire a scaricare rabbia e tensione, così come provare le tecniche di rilassamento e gestione dello stress.

A volte il disagio interiore che è alla base dell’onicofagia rende necessario un trattamento farmacologico che, attraverso l’uso di antidepressivi per il disturbo ossessivo-compulsivo (OCD), stimola l’attività della serotonina nel cervello.

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